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Il mio viaggio in Kenya: il gran canyon, Watamu e Gede

Partire per il Kenya è stata un’avventura nel vero senso della parola! In Emilia Romagna, dove abito io, in dicembre fa freddo, c’è molta umidità, pioggia e vento. Pensare di andare in un posto così caldo, con spiagge da sogno e piscine dove rilassarsi all’ombra di ombrelloni su un lettino mi sembrava impossibile. Ho faticato molto a preparare la valigia proprio perchè ero incerta e incredula di trovare l’estate quando per me è pieno inverno. Se state quindi progettando un viaggio in Kenya, nel periodo dicembre-marzo (quando è piena estate) preparatevi a portarvi il vostro guardaroba estivo, costumi, ciabattine, abiti leggeri.

Sono stata ospitata dal resort Settemari, eravamo al Twiga Beach Resort meta perfetta per gli amanti del relax! Una costa mozzafiato quella del Watamu, spiagge bianchissime caratterizzate da saliscendi rocciosi. La costa kenyota si trova a Malindi vicino alla città di Mombasa, un tempo capitale dell’est Africa.

Watamu ha la particolarità di avere una delle più belle spiagge di tutta la costa del Kenya: sabbia fine e bianchissima, un sogno passeggiare ammirando l’alternarsi delle maree. Al mattino infatti la marea è bassissima e potrete vedere i pescatori perdersi in un mare cristallino. A Watamu trovate il Parco Acquatico di Watamu che appartiene alla Riserva Nazionale Marina di Malindi, zona protetta dall’Unesco, dove è possibile ammirare il paradiso acquatico formato da una barriera corallina incontaminata e ricchissima di colori.

Io avevo, oltre alla mia attrezzatura fotografica, un super alleato per scattare foto stupende: Iphone 11 max di Trenddevice

LE ROVINE DI GEDE E LA FORESTA DI ARABUKO SOKOKE

Antica città islamica risalente al XIII secoolo situata nella foresta Arabuko Sokoke vicino a Watamu e a Malindi. La vicinanza al mare e la posizione strategica le permettono di avere un ruolo fondamentale nel commercio della zona. All’interno della città si svilupparono cultura araba con quella swahili.

Le architetture arrivate ai giorni nostri sono costruite con pietra locale, il corallo, molto resistente tanto da arrivare fino a noi. Gli edifici che colpiscono mentre si visita il sito, sono le moschee.

La città perduta di Gede contava circa 2500 abitanti, ma viene chiamata perduta perchè rimane un mistero irrisolto il suo abbandono totale. Non ci sono testimonianze per la decaduta, tante teorie diverse si contrappongono. Alcuni dicono che siano state incursioni di popolazioni somale, altri dicono che sia stato il cambiamento della linea di costa del mare. Fatto sta che la città, in seguito all’abbandono, fu ricoperta da una folta vegetazione che la lascio nascosta a tutti fino al 1920.

Gede oggi è dimora di moltissime scimmiette chiamate cercopitechi, vivaci e simpatiche, che accompagnano i visitatori alla città in cambio di qualche banana.

Le splendide rovine della città, si trovano all’interno del polmone verde della costa kenyota. La foresta di Arabuko Sokoke! Questa è la foresta più antica, la più grande dell’est del Kenya che si estende per 420 km nella zona della costa. Una vasta gamma di animali si trovano in questa foresta. Oltre 270 varietà di uccelli, alcuni rari, rettili, anfibi e mammiferi. E’ bellissimo passeggiare tra i boschi di Arabuko Sokoke, prestando molta attenzione e rispetto per gli animali che ne fanno parte. Senza fare tanti rumori e suoni, per non spaventare i suoi abitanti, abbiamo visitato un luogo incredibile avvolto dal mistero.

   

IL GRAN CANYON DI MARAFA

A 30 km a nord-ovest da Malindi, sorge il Gran Canyon di Marafa, chiamato “Hell’s Kitchen” in italiano “la cucina del diavolo”, per le alte temperature che si raggiungono. Luogo secolare di grande bellezza, costituito da roccia arenaria, molto friabile. Quando piove, l’arenaria si sgretola facendo cambiare l’aspetto del canyon ogni volta. Il momento perfetto per visitarlo è il tramonto perchè le guglie che fanno da sovrani in questo luogo così affascinante sembrano prendere fuoco e i raggi del sole si specchiano nel canyon.

Il percorso per arrivarci è suggestivo, attraverso grandi radure, villaggi, boschi, piantagioni di ananas e baobab. Visitando questo canyon inoltre, siamo andati alla ricerca dei babbuini che popolano questo luogo.

Una leggenda della tribù Giriama narra che un tempo il canyon fosse un luogo ricco di vegetazione. Abitato da una famiglia così ricca che poteva concedersi di fare il bagno e lavare i vestiti con il latte. Vedendo questo spreco, Dio, un giorno, si arrabbiò e fece sprofondare la famiglia e il bestiamo in una gola inospitale che porta i segni del sangue e del latte.

   

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